Sostegno a Distanza Kazakistan

Consegnati duemila euro
a mons. Massimo Ungari
per i focolari in Kazakistan
Le case di accoglienza
per minori senza famiglia
Ecco la sua storia

A Ufa, capitale della Repubblica di Baschiria, in Russia, il termometro segna – 35 gradi: il ghiaccio è così spesso e la neva così abbondante che occorrerà aspettare aprile per vedere qualche filo d’erba verde. In questa città degli Urali meridionali di oltre un milione di abitanti opera dal 2011 mons. Massimo Ungari, sacerdote cremonese fidei donum. Prima di giungere in questa città-fortezza voluta da Ivan il Terribile nel 1547, il sacerdote, originario di Soresina, ha svolto il suo apostolato a Kapshagai in Kazakistan dove ha fondato i «Focolari della Vergine dell’Eucaristia», vere e proprie case di accoglienza dove sono ospitati bambini con alle spalle famiglie divise o disastrate. A sostegno di questa iniziativa la Caritas cremonese, grazie alla generosità di alcuni benefattori, ha consegnato a mons. Ungari nei giorni scorsi 2.000 euro.

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Attualmente i focolari sono sette anche se uno è adibito ad asilo infantile e un’altro è stato donato agli ortodossi perchè possano ospitare i loro bambini. «Quando quindici anni fa arrivai in questa città – spiega il sacerdote – notai subito che la prima emergenza era la disgregazione della famiglia. Settant’anni di disfacimento morale causato dall’ideologia comunista, ma anche la diffusione spaventosa dell’alcolismo hanno minato i fondamentali della società creando tante situazioni difficili, dove le vittime più indifese sono i bambini».

Grazie ad una congregazione di suore polacche e a una di suore francescane con sede ad Almaty,  ad alcuni volontari del luogo e provenienti dalla Slovacchia, mons. Ungari ha creato questi focolari attorno alla sua parrrocchia. Sette case con 10/15 bambini per ciascuna: un ambiente familiare dove poter crescere serenamente: «Alcuni bambini vivono con le loro madri, tutti gli altri sono curati amorevolmente dalle suore polacche che vivono con loro tutto il giorno, le altre suore vengono quattro/cinque volte la settimana e si occupano del doposcuola e della catechesi».

Purtroppo il governo Kazako non ha mai visto di buon occhio questa iniziativa e non poche volte ha messo il bastone tra le ruote, per questo motivo i focolari hanno dovuto diminuire la loro attività: «Uno lo abbiamo trasformato in asilo infantile ed è sostenuto ad AVSI, un altro è stato concesso ad una famiglia numerosa e un’altro ancora alla comunità ortodossa con la quale c’è sempre stato un ottimo rapporto tant’è che li aiutiamo ancora nelle spese di gestione. Attualmente i focolari intesi come case famiglie si sono ridotti a tre, ma sono pienamente funzionante e assolutamente indispensabili». Mons. Ungari tiene a precisare: «L’opera è della diocesi di Almaty ed attualmente è seguita dal parroco di Kapshagai, mio successore. Io continuo ad assicurare un supporto, soprattutto nella ricerca di fondi, ma la gestione è totalmente locale».

Oltre alla Caritas mons. Ungari può contare anche sul sostegno dell’associazione «Miriam Onlus» che vanta molti membri tra Pizzighettone e Soresina: «Grazie al loro sostegno – precisa il sacerdote – abbiamo anche costruito una chiesa, un’infermeria con la presenza di un’infermiera e una pediatra, una mensa comune. Sono inoltre stati acquistati dei mezzi di trasporto e soprattutto sono stati portati avanti progetti di formazione e di avviamento al lavoro». Contemporaneamente l’associazione sta sostenendo le attività pastorali di un sacerdote greco-cattolico che opera al Nord, nella cittadina di Pavlodar.

Recentemente è stato aperto un altro focolare ad Almaty, la capitale dello stato. Qui hanno trovato accoglienza una quindicina di ragazzi che frequentano le scuole superiori o gli istituti professionali della città.

Dal 2011 mons. Ungari sta vivendo una nuova missione: lasciato il Kazakistan è approdato ad Ufa, capitale dello stato della Baschiria, in Russia. Su un milione di abitanti, i cattolici sono solo 50, di questi quindici sono giovani studenti africani; gli ortodossi sono il 40% e posseggono diciotto chiese, i musulmani sono il 60% con quattro moschee. «La situazione sociale è totalmente diversa – chiarisce mons. Ungari -. Lo stato è molto attento alle situazioni di disagio e fragilità e anche i bambini sono molto seguiti. Anche dal punto di vista della libertà religiosa sono stati fatti molti passi avanti: c’è grande comprensione e rispetto, anche a livello statale. Certo con gli ortodossi non c’è un rapporto ufficiale, ma personalmente con diversi pope c’è buona intesa».

Al suo arrivo a Ufa mons. Ungari ha trovato un piccolo appartamento che fungeva da chiesa parrocchiale: grazie a «Miriam Onlus» e al vescovo Dante, il prete soresinese è riuscito ad acquistare una casa più grande. Al piano terra ha edificato una cappella dedicata a San Giuseppe e al primo piano la sua abitazione. «Per tutta la settimana vivo da eremita, dedicandomi in modo particolare alla preghiera e alla meditazione della Parola di Dio. La domenica accolgo i fedeli per una mattina di intensa spiritualità, prima l’adorazione e poi la celebrazione eucaristica».

«Devo precisare che la parrocchia di Ufa ha una storia antica e gloriosa. C’era già nel 1800 ed era formata principalmente da polacchi e tedeschi. Il 16 dicembre 1937 i comunisti decimaro i suoi membri, fucilando 189 laici e il loro sacerdote e sotterrandoli in una fossa comune. Abbiamo più parrocchiani in paradiso che in terra».

Tra i progetti di don Massimo c’è anche un sito internet parrocchiale che presenti la dottrina cattolica e spieghi come si può diventare cattolici: «Ci sono molte persone che a causa del comunismo non hanno religione e vanno alla ricerca di una dimensione religiosa. A chi bussa alle porte dell parrocchia spiego che il cammino di preparazione è lungo e arduo: è un modo per provare le loro intenzioni! Alcuni non si spaventano e accettano di compiere il percorso, come un giovane giurista ortodosso che leggendo il Vangelo ha capito che Gesù aveva affidato a Pietro il governo della Chiesa».

«Oggi – conclude mons. Ungari – i rapporti tra cattolici e ortodossi sono buoni. Non siamo più accusati di proselitismo e, almeno a livello personale, si stanno creando dei buoni rapporti di vicinato».

È possibile sostenere le attività di mons. Ungari sia in Kazakistan e sia in Russia versando la propria offerta agli uffici di Caritas Cremonese o all’associazione “Miriam Onlus”.

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