A 20 anni dal terremoto

A Scopoli un incontro per non dimenticare

Alla presenza dei volontari cremonesi e dell’arcivescovo Gian Carlo Perego, ai tempi direttore di Caritas Cremonese

Sabato 30 settembre si è svolta a Scopoli, frazione di Foligno, la commemorazione a vent’anni esatti dal terremoto che colpì , tra le altre regioni, l’Umbria. Già allora la Caritas di Cremona aveva manifestato la solidarietà della popolazione cremonese gemellandosi con la comunità di Scopoli, insieme alle diocesi di Crema e Mantova, nell’ambito di un intervento concertato tra le diocesi lombarde su quel territorio.

Per l’occasione di sabato scorso, alcuni operatori e volontari delle Diocesi di Crema e Cremona si sono dati appuntamento al “Villaggio della Solidarietà”, villaggio costituito da ventisei casette di legno  che, dopo la fase di emergenza ha ospitato per un lunghissimo periodo le famiglie terremotate di Scopoli. Con il tempo è nata una associazione che porta il nome del villaggio e di cui sono membri tutti i capi famiglia di Scopoli.

L’incontro “amarcord” si è svolto in una suggestiva sala del castello (che era usata per le mostre) poiché la Parrocchiale di Santa Maria Assunta è, purtroppo, ancora lesionata dall’ottobre scorso. La Santa Messa è stata celebrata da Mons. Perego, oggi Arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nel 1997 direttore della Caritas Cremonese, giunto sul posto nel primo pomeriggio di sabato per salutare gli amici.

Dopo la Messa, l’incontro con mons. Perego, don Gianluca Antonelli parroco di Scopoli, il sindaco di Foligno Nando Mismetti, la vicedirettrice della Caritas di Foligno signora Patrizia e il vicedirettore della Caritas di Cremona Cristiano Beltrami. A moderare l’incontro la signora Rosella, attiva e storica volontaria presso il “Villaggio della solidarietà”, che ha ringraziato a nome della comunità i volontari di ieri e di oggi e quanti hanno sempre creduto nell’importanza del villaggio. Ospite anche Felice Rossi, assessore del Comune di san Ginesio nelle Marche, oggi territorio duramente colpito dal terremoto di ottobre 2016 che si augura “che per il suo territorio si avveri tutto quanto si è realizzato con Scopoli” e per il quale la scoperta del mondo Caritas è avvenuta in questa occasione, amicizia che spera “duri almeno altri vent’anni”.

Toccante l’intervento di Mons. Perego che, pensando a questi vent’anni trascorsi, si è soffermato su tre aspetti: la paura, la rabbia e la sfiducia. Dai primi momenti a Scopoli, quelli di piena emergenza successivi alle scosse, con l’arrivo di Cristiano Beltrami in rappresentanza della delegazione lombarda per organizzare la logistica degli interventi (anche a fianco della Diocesi di Roma gemellata con Foligno e S. Eraclio), punto di riferimento per la Caritas di Foligno allora guidata da mons. Filippucci, che conosceva la Valle del Menotre palmo a palmo … e che ha ricordato i dodici mesi di presenza, seicento milioni di lire spesi in interventi di varia natura, ventiquattro paesi della Valle del Menotre tenuti insieme da sei gemellaggi. Sempre Cristiano Beltrami ha ricordato che, con questa giornata, di fatto si conclude ufficialmente il gemellaggio con la Diocesi di Camerino – San Severino Marche che ha visto impegnata la Caritas Cremonese per trecento giorni con operatori e volontari.

La paura, sentimento sempre presente negli occhi e nelle parole della gente, perché il terremoto aveva velocemente distrutto molto e, come ha ricordato il Sindaco di Foligno ” in pochi minuti andarono perse tutte le certezze ma soprattutto venne completamente disintegrato il nostro patrimonio sociale”. “Sembrava – ha detto mons. Perego – che Dio fosse lontano e gli uomini fossero rimasti soli”, in questo la paura ci riporta alla nostra umanità, alla nostra fragilità, al senso di un tempo che improvvisamente si può consumare, inesorabile e senza scampo. Il terremoto ha rappresentato e rappresenta per mons. Perego “la continua battaglia fra l’uomo ed il creato” dove uno soccombe all’altro nel tentativo tutto umano di tentare di dominare e modificare ciò che, per sua natura, sarebbe perfetto. Insieme alla paura ci sono poi stati la rabbia e la sfiducia, con la delusione per quanto promesso e non realizzato. La rabbia e la sfiducia sembravano segnare la storia della comunità, una storia che è però cambiata con l’amicizia. Il gemellaggio è stato di conforto immediato alle tante fatiche in una quotidianità perduta, stravolta, ed ha saputo creare legami temporanei ma anche legami profondi e duraturi. L’amicizia con i tanti volontari ha consentito il recupero della fiducia ed il superamento della solitudine, è stata forza vera per ricostruire un paese e continuarne la storia. L’amicizia, fonte di felicità e benessere spesso superiori a quelli forniti dalla famiglia, è l’ingrediente indispensabile per il superamento di un trauma, per la ricerca condivisa di soluzioni ai mille problemi della vita perché i problemi condivisi sono più sopportabili.

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