TERREMOTO
L’incontro con il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu.
Richiesta di tonno, grana e salumi

Il diario di Nicolatta D’Oria Colonna, operatrice di Caritas Cremonese sui luoghi del sisma dell’arcidiocesi di Camerino-S. Severino Marche

Finalmente il sole! Ma il mattino è freddo, ci sono 2 gradi. Parto presto con don Luigi per andare a Camerino: ho appuntamento con una signora, alla quale porto dei generi di conforto mandati da una parente di Cremona. Dopo abbiamo un incontro importante: con l’arcivescovo mons. Francesco Giovanni Brugnaro, il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu, i rappresentanti della Delegazione Caritas Marche e i rappresentanti Caritas delle vicarie.

L’incontro si svolge presso il Seminario Nuovo. Camerino sembra una città bombardata.

Apprendo che gli abitanti di Camerino sono ospitati in 77 strutture, alberghi e campeggi, in una vasta area costiera tra Martinsicuro e Rimini. Molti di loro affrontano quotidianamente un pendolarismo pesante, insostenibile per tempi lunghi, impensabile per i bambini. Per il momento le scuole resteranno chiuse fino al 21 novembre.

Le tre Chiese di Camerino sono inagibili e anche le strutture collegate. Manca un luogo di aggregazione che possa accogliere i minori e li possa aiutare a trascorrere il troppo tempo libero. Scout, catechisti, volontari organizzano l’animazione presso il Palazzetto in cui dormono ancora 250 persone. Qui a pranzo sono in 1.500.

La paura e l’angoscia, insieme all’impossibilità di organizzare il futuro accompagnano il quotidiano. Nelle zone di montagna (Ussita, Castelsantangelo, Pieve Torina, …) circa l’80% della gente è andata via, verso la costa.

Ci sono interi paesi inagibili: penso a don Nello, che pernotta nel dormitorio con gli altri ed ha “l’ufficio” in macchina. Delle 53 chiese della sua Vicaria, ben 40 sono state dichiarate inagibili. E “quelle buone” sono in posti isolati sulla montagna.

Molte persone hanno perso la casa ma anche il lavoro. Infatti, in alcuni posti come Visso, per esempio, molte sono seconde case e il turismo rappresenta un’importante fonte di guadagno che viene meno perché negozianti, ristoratori, agricoltori non vendono. A Castelraimondo, che si trova sempre nella parte montana, si stava dando vita a nuovi progetti agricoli soprattutto per i giovani che, purtroppo, adesso si fermano. L’agricoltura non ha un “piano B” … e penso anche alla difficoltà di far transitare le greggi per una strada diversa, perché la solita è impraticabile…
A San Severino nel Palazzetto dormono circa 200 persone: chi poteva si è organizzato in autonomia e ha cercato soluzioni alternative.

Tutti i colleghi hanno sottolineato l’importanza della vicinanza alle persone: la Caritas deve sostenere le persone nella loro fatica quotidiana. Bisogna valorizzare le risorse locali e suscitare responsabilità. Le delegazioni dovranno lavorare insieme sollecitando e rinforzando le Caritas locali. Con fantasia, quella fantasia della carità che ci fa cercare soluzioni specifiche per ogni problema. Perché per noi non c’è la gente, ma ci sono storie e vite. I tempi per la ricostruzione saranno lunghi, adesso si stanno individuando i luoghi in cui posare i container. Le persone sono chiamate a scegliere se restare negli alberghi sulla costa oppure rientrare in paese… ma molti di loro in realtà devono decidere senza possibilità di scelta. Penso a Norcia dove sono stati creati solo due blocchi di servizi igienici: è evidente che la gente è scoraggiata a restare.

L’incontro si è concluso con la promessa di incontrarci spesso. La prossima settimana incontrerò i rappresentanti della Delegazione Caritas Marche.

Il pomeriggio sono andata a San Ginesio, il paese è tutto zona rossa.

Servono tonno, grana e salumi. Ogni gesto di solidarietà è ben accetto: gli alimenti che vorranno essere donati negli uffici Caritas di Cremona (via Stenico) raggiungeranno presto le zone terremotate.

Domani arriverà Fermano, il volontario della Caritas di Crema che opererà con me.

Nicoletta D’Oria Colonna
operatrice Caritas Cremonese

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